43) Erasmo. Il lamento della pace.
La pace ama gli uomini. Ma gli uomini sembrano non amare la pace e
continuano a scegliere la guerra, rovinando cos se stessi. Non 
questa una forma di pazzia?.
Erasmo, Il lamento della pace.

Se gli uomini mortali mi voltassero la faccia, mi espellessero e
respingessero pur ingiustamente ma con loro profitto, mi
affliggerei soltanto dell'oltraggio a me inflitto e del torto da
loro commesso. Senonch, respingendomi, essi rimuovono da s la
sorgente di ogni umana felicit e si attirano la marea di tutte le
sventure. E allora devo compiangere pi l'infelicit loro che il
mio oltraggio, e mentre avrei preferito soltanto l'inveire, mi
trovo invece spinta ad affliggermi della loro sorte e a provarne
compassione.
Colui che scaccia chiunque l'ami mostra di non essere un uomo; se
avversa un benefattore,  un ingrato; se affligge la madre e
salvatrice universale,  un empio. E poi, privarsi dei tanti,
eccellenti vantaggi di cui sono portatrice, sostituendoli di
proposito con l'idra repellente di tutti i guai, non  suprema,
lampante follia? Contro gli scellerati ci si adira, ma i travolti
dalla furia possono essere solo compianti. E sommo motivo per
compiangerli  il vedere che non si compiangono da s; la loro
somma sventura  non avvertire quanto siano sventurati, giacch il
riconoscimento della gravit del proprio male  gi un primo passo
verso la guarigione. E invero, se io sono la Pace, esaltata
all'unisono da di e uomini come sorgente, genitrice, nutrice,
promotrice, tutrice di ogni bene esistente in cielo o in terra, e
se in mia assenza nulla mai fiorisce,  saldo, puro, santo,
piacevole per gli uomini e gradito ai superi, mentre la guerra
viceversa si presenta come l'oceano di tutte le sventure esistenti
al mondo; se la sua corruzione fa imputridire immediatamente ogni
rigoglio, dileguare ogni progresso, crollare ogni sostegno,
svanire ogni buon inizio, inacidire ogni dolcezza, e infine se
essa  cosa tanto empia da contagiare all'istante e in sommo grado
ogni sentimento di carit e di religione; se questa  la maggior
sventura umana e il maggior abominio divino: ebbene, io allora mi
chiedo in nome dell'immortale divinit: chi pu ritenere che
costoro siano esseri umani ed abbiano un briciolo di senno, quando
a dispetto delle mie virt si adoperano con tanti mezzi, tanta
ostinazione, tante macchinazioni, tante astuzie, tanti affanni,
tanti rischi a scacciarmi, per acquistare a cos caro prezzo un
tale profluvio di mali?.
Erasmo da Rotterdam, Il lamento della pace, Einaudi, Torino, 1990,
pagine 7-9.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Uno.
44) Erasmo. La guerra e gli uomini di Chiesa.
Gli uomini di Chiesa, che dovrebbero opporsi alle guerre, le
sollecitano e prendono parte ad esse con entusiasmo. Un esempio 
stato papa Giulio secondo, che ha rivestito le sue guerre di
splendidi titoli (come la Lega santa contro la Francia). Tutto
ci  in contraddizione con il messaggio cristiano, che predica il
Padre nostro, e con l'esempio dato da Cristo.
Erasmo, Il lamento della pace (pagina 24).

Pochi anni fa, quando il mondo era travolto a prendere le armi da
non so quale peste esiziale, alcuni araldi del Vangelo, frati
Minori e Predicatori, dal sacro pulpito davano fiato ai corni di
guerra e ancor pi infervoravano chi gi propendeva per quella
follia. In Inghilterra aizzavano contro i Francesi, in Francia
animavano contro gli Inglesi, ovunque spronavano alla guerra. Alla
pace non incitava nessuno tranne uno o due, a cui cost quasi la
vita l'aver soltanto pronunciato il mio nome. Prelati consacrati
scorrazzavano un po' dovunque dimentichi della loro dignit e dei
loro voti, e inasprivano con la loro opera il morbo universale,
istigando ora il pontefice romano Giulio, ora i monarchi ad
affrettare la guerra, quasi che non fossero gi abbastanza folli
per conto loro. Eppure questa patente pazzia noi l'avvolgemmo in
splendidi titoli. A tal fine sono da noi distorte con somma
impudenza - dovrei dire con sacrilegio - le leggi dei padri, gli
scritti di uomini santi, le parole della Sacra Scrittura. Le cose
sono giunte a tal punto che risulta sciocco e sacrilego
pronunciarsi contro la guerra ed elogiare l'unica cosa elogiata
dalla bocca di Cristo. Appare poco sollecito del bene del popolo e
tiepido sostenitore del sovrano chi consiglia il massimo dei
benefici e scoraggia dalla massima delle pestilenze.
Ormai i sacerdoti seguono perfino le armate, i vescovi le
comandano, abbandonando le loro chiese per occuparsi degli affari
di Bellona. Ormai la guerra produce addirittura sacerdoti,
prelati, cardinali ai quali il titolo di legato al campo sembra
onorifico e degno dei successori degli Apostoli. Per cui non fa
meraviglia se hanno spirito marziale coloro che Marte ha generato.
Per rendere poi il male insanabile, coprono un tale sacrilegio col
sacro nome della religione. Sugli stendardi sventola la croce.
Armigeri spietati e ingaggiati per poche monete a compiere macelli
spaventosi innalzano l'insegna della croce, e simboleggia la
guerra il solo simbolo che dalla guerra poteva dissuadere. Che hai
a che fare con la croce, scellerato armigero? I tuoi sentimenti, i
tuoi misfatti convenivano ai draghi, alle tigri, ai lupi. Quel
simbolo appartiene a Colui che non combattendo ma morendo colse la
vittoria, salv e non distrusse; da l soprattutto potevi imparare
quali sono i tuoi nemici, se appena sei cristiano, e con quale
tattica devi vincere. Tu innalzi l'insegna della salvezza mentre
corri alla perdizione del fratello, e fai perire con la croce chi
dalla croce fu salvato? Ma che! Dai sacri e adorabili misteri
trascinati anch'essi per gli accampamenti, da queste somme
raffigurazioni della concordia cristiana si corre alla mischia, si
avventa il ferro spietato nelle viscere del fratello e sotto gli
occhi di Cristo si d spettacolo della pi scellerata delle
azioni, la pi gradita ai cuori empi: se pure Cristo si degni di
essere l. Colmo poi dell'assurdo, in entrambe le armate, in
entrambi gli schieramenti brilla il segno della croce, in entrambe
si celebra il sacrificio. Quale mostruosit  questa? La croce in
conflitto con la croce, Cristo in guerra con Cristo. E' un simbolo
fatto per atterrire i nemici della cristianit: perch adesso
combattono quello che adorano? Uomini degni non di quest'unica
croce, ma della croce patibolare.
Ditemi, come il soldato pu recitare il Padre nostro durante
queste messe? Bocca insensibile, osi invocare il Padre mentre miri
alla gola del tuo fratello? Sia santificato il tuo nome: come si
potrebbe sfregiare il nome di Dio pi che con queste vostre risse?
Venga il tuo regno: cos preghi tu che su tanto sangue erigi la
tua tirannide? Sia fatta la tua volont, come in cielo, cos
anche in terra: Egli vuole la pace, tu prepari la guerra. Il
pane quotidiano chiedi al Padre comune mentre abbruci le messi
del fratello e preferisci che vadano perse anche per te piuttosto
che giovare a lui? Infine come puoi pronunciare con la lingua le
parole e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li
rimettiamo ai nostri debitori mentre ti lanci a un fratricidio?
Scongiuri il rischio della tentazione mentre con tuo rischio getti
nel rischio il fratello. Dal male chiedi di essere liberato
mentre ti proponi di causare il massimo male al fratello?.
Erasmo da Rotterdam, Il lamento della pace, Einaudi, Torino, 1990,
pagine 51-55.
